
MIA photo fair 2026
19.03.26 - 22.03.26
fabian albertini
isabella accenti
gianna spirito
Link Studio Arte torna a MIA Photo Fair con le opere di Fabian Albertini, Isabella Accenti e Gianna Spirito
STAND F 015 | Beyond photography - dialogue
Superstudio Più, via Tortona 27, Milano
Giovedì 19 marzo ore 11 - 21
Venerdì 20 marzo ore 11 - 21
Sabato 21 marzo ore 11 - 20
Domenica 22 marzo ore 11 – 20
fabian albertini
Fabian Albertini (1965, Montecchio Emilia, Italia) è un’artista italo-brasiliana con base a Rio de Janeiro. Ha iniziato la sua carriera a Milano nei primi anni Novanta come fotografa di moda, con lavori pubblicati su riviste internazionali.
Parallelamente alla pratica editoriale, Albertini ha sviluppato progetti fotografici e performativi in collaborazione con compagnie di danza contemporanea e teatro.
Tra il 2000 e il 2010 il suo lavoro è stato presentato in numerosi teatri e istituzioni culturali in Europa e oltre.
Dalla metà degli anni Duemila, Albertini ha ampliato la propria ricerca alla fotografia fine art, all’installazione, alla scultura e alla pittura. Ha tenuto mostre personali e collettive a livello internazionale.
“Un aspetto centrale del mio lavoro è l’uso di materiali diversi, come ferro, rame, pietre e legno. Ho iniziato stampando su legno in camera oscura e, con il tempo, ho cominciato a combinare materiali differenti, creando dialoghi tra di essi e ampliando la fotografia dal 2D al 3D attraverso interventi e sovrapposizioni.
La mia ricerca, sia concettuale che materica, esplora il modo in cui percepiamo, rappresentiamo e interagiamo con il mondo naturale. Integrando saperi ancestrali, simboli spirituali e momenti di ascolto profondo, invito a riflettere sull’equilibrio tra interno ed esterno, tra umano e planetario.
Nella mia pratica cerco una riconnessione con la natura, soprattutto in tempi di crisi ambientale e di perdita di connessione energetica.”
Attraverso l’integrazione di elementi geometrici, dello spazio ambientale e di interventi visivi essenziali, le opere costruiscono un campo di riflessione e introspezione, invitando a sospendere le modalità consuete di percezione e a confrontarsi con una dimensione più lenta e meditativa dello sguardo.
L’uso dei materiali scultorei introduce un contrasto netto con il paesaggio naturale, rendendo evidente la tensione tra ciò che è artificiale e ciò che è organico. Questo confronto si configura come metafora dei processi psicologici di crescita e cambiamento, in cui il desiderio individuale si misura costantemente con i limiti e le strutture imposte dal mondo esterno.
In definitiva, la linea, declinata tra fotografia e scultura, si afferma come segno di consapevolezza e direzione: una traccia minima ma determinante che riflette un percorso esistenziale, un viaggio interiore in continuo divenire.
isabella accenti
Isabella Accenti (Milano, 1974) è un’artista di ricerca che ha intrapreso un percorso personale e professionale non convenzionale, evolvendosi dal mondo giuridico all’arte contemporanea.
La sua ricerca nasce dal desiderio di sottrarre l’immagine al tempo e all’oblio. Accenti parte da fotografie d’epoca, spesso legate alla memoria familiare o collettiva, per estrapolarne l’essenza e restituire vita a volti e presenze del passato. Le immagini vengono trasformate attraverso sovrapposizioni, scomposizioni geometriche, linee e piani cromatici che rimandano liberamente all’Art Déco, al cubismo e al futurismo, dando origine a opere vibranti, sospese tra memoria e contemporaneità.
“Si respira un'atmosfera da avanguardie storiche in questi lavori su carta in cui confluiscono gli stilemi di un mondo rivoluzionario che ha fatto la storia dell'arte del Novecento.
Ma non si tratta di semplici citazioni, l'artista rileva modalità espressive del passato per esprimere compiutamente una propria poetica di tempo sospeso, di visione contemporanea in cui le modalità espressive sono originali e piene di fascino: senza tempo né melanconie di sorte, come nei Futuristi di Mario Schifano, si tratta di icone del passato che illuminano il presente”
Valerio Dehò
Elementi urbani di fine Ottocento diventano qui, nel 2026, molto più di immagini storiche: sono spazi vivi, luoghi che attraversa il tempo senza mai esaurirsi. Architetture e volumi sono gli stessi che abitiamo ancora oggi, ma la visione si apre a una nuova percezione, in cui il passato non è un ricordo distante, bensì una presenza silenziosa che continua a respirare.
I personaggi si muovono, camminano, attraversano lo spazio come accade ora. Vivono. E in questo fluire nasce la domanda: dove si colloca davvero il confine tra ieri e oggi? Lo spazio diventa il punto di contatto, il luogo in cui il tempo non si spezza ma si sovrappone, coesistendo nella stessa dimensione.
Non esiste una frattura temporale, nessuna cesura netta. C’è solo continuità. Il passato non scompare, il presente non lo cancella: entrambi convivono, si osservano, si riflettono. Tutto accade nello stesso tempo, in un unico respiro, dove la memoria non è nostalgia ma materia viva, ancora capace di muoversi insieme a noi.
gianna spirito
rchitetto di mestiere e d’ispirazione artistica, la passione di Gianna Spirito per la fotografia è intessuta indissolubilmente con l’architettura. Viaggiatrice per necessità e per piacere, ha approfittato dei paesaggi e dei contesti urbani di tutto il mondo per portare a casa una fonte di ispirazione dei sui progetti. Questa passione documentale si è poi trasformata ed è diventata un impegno artistico a sé stante che ha già portato ottimi risultati. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero in contesti museali e privati per mostre personali e collettive.
“Il mio lavoro nasce dalla fusione di una profonda passione per l'architettura e una costante curiosità verso le emozioni che essa può evocare. Mi interessa esplorare non tanto la materialità delle strutture costruite dall'uomo, ma le loro dimensioni simboliche e psico-emotive, cercando di rivelare l'essenza nascosta dietro l'apparenza rigida e imponente dell'architettura. Per questo motivo, utilizzando la fotografia, non mi limito a riprodurre la realtà in modo fedele, ma ne disgrego la solidità apparente per dar vita a nuove interpretazioni visive. La mia ricerca si concentra sull'alterazione e la trasfigurazione delle immagini architettoniche, utilizzando tecniche che permettono di distorcere e trasformare la percezione. In questo modo, nego l'idea di una fotografia oggettiva e definitiva, aprendo la porta a mondi immaginari e onirici che invitano lo spettatore a guardare oltre la superficie”
Uluru è stata un esperienza di risonanza profonda, un incontro con la terra e lo spirito.
Le forme arcaiche, i segni e i colori del deserto hanno condotto l’artista verso una dimensione interiore dove il tempo rimane sospeso.
In questo spazio di silenzio e ascolto la fotografia diventa meditazione: un modo per tradurre in immagini la memoria ancestrale e la
metamorfosi invisibile tra l'essere umano e la natura.


