
booming
contemporary art fair
05.02.26 - 08.02.26
Antonella cinelli
gianna spirito
Nei giorni di Art City 2026, Link Studio Arte torna a Bologna partecipando a BOOMing – contemporary art show con le opere di Gianna Spirito e Antonella Cinelli.
Le artiste, mediante i rispettivi progetti, affrontano il tema dello spazio metafisico, seppur da prospettive differenti.
Nel primo lo si esplora attraverso l’architettura, dove forma e colore diventano strumenti di astrazione. Il secondo lo indaga come dimensione interiore, incarnata da presenze femminili, che rivelano un paesaggio mentale
Due linguaggi diversi, ma convergenti nella ricerca di un altrove sospeso tra realtà e contemplazione
STAND 25 | Main
Palazzo Isolani, via Santo Stefano 16, Bologna
5 – 8 febbraio 2026
Giovedì 5 febbraio 2026 dalle 18.00 alle 24.00 (Opening preview)
Venerdì 6 febbraio 2026 dalle 18.00 alle 24.00
Sabato 7 febbraio 2026 dalle 12.00 alle 24.00
Domenica 8 febbraio 2026 dalle 11.00 alle 20.00
antonella cinelli
Antonella Cinelli, nata a Teramo nel 1973, si è diplomata all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1997. Parte della "Nuova figurazione italiana", ha esposto in importanti sedi come il Museo della Permanente di Milano e il Museo Marino Marini di Firenze. Le sue opere sono in collezioni pubbliche e private, tra cui la Fondazione Il Vittoriale e la Fondazione Carisbo. Ha vinto il Premio Celeste nel 2006 e nel 2011 è stata invitata alla 54° Biennale di Venezia. Collabora con gallerie in Cina, USA, Canada e Svezia ed è direttrice di FIGURABILIA.
Nella serie presentata a MIA Photo Fair 2025 esplora il vuoto intimo attraverso una pittura della negazione, annullando i tratti più personali degli individui ritratti. Le sue opere raccontano l’assenza a partire dalla presenza fisica, creando mondi incompleti e silenziosi che invitano lo spettatore a riempirli con la propria immaginazione. La sua ricerca sollecita una riflessione profonda sul rapporto dell’individuo – spesso femminile – con sé stesso, mettendo in evidenza l’isolamento e la solitudine nell’esperienza contemporanea.
“Intendo la mia pittura come una sintesi di un linguaggio figurativo che ha delle altre necessità, diverse dalla rappresentazione. È il prodotto di una ricerca prettamente concettuale in cui ho deciso di utilizzare gli strumenti della tradizione, una pittura che parte dalla fotografia negando come elemento unico, formale e significante la mera rappresentazione. La mia ricerca più recente è guidata dall’intenzione della sottrazione attraverso la negazione: la negazione dell’identità della figura ritratta; la negazione dell’ingombro del corpo che si perde dentro un abito vuoto fatto di tessere metalliche; la negazione del luogo inteso come spazio abitativo che è suggerito solo dalle ombre degli oggetti che lo arredano.”
gianna spirito
Architetto di mestiere e d’ispirazione artistica, la passione di Gianna Spirito per la fotografia è intessuta indissolubilmente con l’architettura. Viaggiatrice per necessità e per piacere, ha approfittato dei paesaggi e dei contesti urbani di tutto il mondo per portare a casa una fonte di ispirazione dei sui progetti. Questa passione documentale si è poi trasformata ed è diventata negli ultimi anni un impegno artistico a sé stante che ha già portato ottimi risultati. Le sue opere sono state esposte in Italia e all’estero in contesti museali e privati per mostre personali e collettive.
Nella serie presentata, esplora l'assenza attraverso la fotografia, trasformando lo spazio urbano e teatrale in un palcoscenico deserto, privo di presenza umana. Le sue immagini indagano il disgregarsi dei legami sociali, raccontando una città in cui il vuoto diventa simbolo dell'attesa beckettiana di un'azione promessa dalla struttura dello spazio. Attraverso la negazione della presenza umana, Spirito invita lo spettatore a riflettere sulle connessioni sociali e sul ruolo dell'individuo nella società contemporanea.
“Il mio lavoro nasce dalla fusione di una profonda passione per l'architettura e una costante curiosità verso le emozioni che essa può evocare. Mi interessa esplorare non tanto la materialità delle strutture costruite dall'uomo, ma le loro dimensioni simboliche e psico-emotive, cercando di rivelare l'essenza nascosta dietro l'apparenza rigida e imponente dell'architettura. Per questo motivo, utilizzando la fotografia, non mi limito a riprodurre la realtà in modo fedele, ma ne disgrego la solidità apparente per dar vita a nuove interpretazioni visive. La mia ricerca si concentra sull'alterazione e la trasfigurazione delle immagini architettoniche, utilizzando tecniche che permettono di distorcere e trasformare la percezione. In questo modo, nego l'idea di una fotografia oggettiva e definitiva, aprendo la porta a mondi immaginari e onirici che invitano lo spettatore a guardare oltre la superficie.”




